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ESCLUSIONE PROFESSIONISTI DAI CONTRIBUTI DECRETO RILANCIO

ESCLUSIONE PROFESSIONISTI DAI CONTRIBUTI DECRETO RILANCIO

I contributi a fondo perduto spettano a tutti quei soggetti che hanno una partita iva attiva al momento della presentazione della domanda e quindi spetta a tutti gli esercenti attività di impresa, esercenti attività di lavoro autonomo nonché tutti coloro che conseguono un reddito agrario con ricavi o compensi fino a 5 milioni con esclusione dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria cioè avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, …
Soprattutto commercialisti e consulenti del lavoro hanno speso questi mesi a cercare di capire e di interpretare i decreti, spiegarli ai clienti e, alla fine, applicare gli innumerevoli provvedimenti.
Per tutta risposta il Governo li lascia fuori dal contributo a fondo perduto!
Stante il forte dissenso per la discriminazione perpetrata dal Governo sui professionisti, i Consigli nazionali dei Commercialisti e dei Consulenti del lavoro hanno disertato la riunione convocata sul tema per oggi 22 maggio presso l’Agenzia delle Entrate.
All’incontro, convocato dal direttore Ernesto Maria Ruffini, erano state invitate, assieme a Commercialisti e Consulenti del lavoro, le rappresentanze del mondo dell’impresa, del commercio, dell’agricoltura, dell’edilizia e degli artigiani.
Ecco la nota di Fonti dell’Agenzia delle Entrate su tale decisione riportata su un post da Enrico Zanetti: “Una scelta che rischia di danneggiare i loro clienti e le piccole, imprese, artigiani e commercianti, che in questo particolare momento avrebbero bisogno solo di ricevere i soldi del contributo il prima possibile”.
Professionisti vessati e derisi ancora una volta ! Imprese d’Italia dice NO a tutto questo !

PROBLEMA COSTO MASCHERINE – IMPORTANTE TAVOLA ROTONDA

Importante riunione online tra i vertici di Imprese d’Italia, diversi imprenditori associati e il senatore Fazzolari di FdI.
Il focus della tavola rotonda si è centrato sull’inconsistente supporto che lo Stato ha fornito alle aziende che hanno raccolto la richiesta di aiuto del Governo per convertire l’attività produttiva nella realizzazione di mascherine e presidi medico-sanitari e che senza aver mai ricevuto gli aiuti economici promessi si sono viste fissare il prezzo di vendita al dettaglio a € 0,50.
Le aziende associate hanno segnalato le numerose difficoltà emerse in questo percorso di riconversione, per lo più generate dalla poca chiarezza dei decreti e soprattutto dal supporto mai ricevuto ne in termini economici, disattendendo le promesse fatte mediante bandi e ne nell’agevolazione di tutti i processi che dall’acquisto delle macchine, della materia prima, all’acquisizione delle certificazioni si sarebbero aspettati. Fino a giungere allo spinoso nodo del prezzo di vendita, non sufficiente a garantire neanche la copertura dei costi.
Sono state cercate e individuate una serie di soluzioni che possano dare un reale sostegno da parte del mondo politico a questi imprenditori, azioni che premierebbero il coraggio e il senso civico di questi imprenditori.

EMERGENZA MASCHERINE COVID-19

Il giorno 17 Marzo 2020 con l’adozione del Decreto-legge n. 18, cosiddetto “Cura Italia”(“D.L. n. 18/2020”) e al fine di contenere l’emergenza epidemiologica da COVID-19, il Governo ha introdotto una specifica serie di norme volte a potenziare la produzione e la fornitura dei dispositivi medici, mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale, nonché a semplificare i processi di raccolta dati per la sperimentazione dei farmaci.

Nel testo si evidenziano i seguenti punti :

  • è prevista l’erogazione di finanziamenti mediante contributi a fondo perduto ed in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati, alle imprese produttrici di dispositivi medici e dispositivi di protezione individuale (anche privi del marchio CE ai sensi dell’art. 34, co. 9, del D.L. n. 9/2020), ai valori di mercato correnti al 31 dicembre 2019. Entro 5 giorni dall’adozione del D.L. n. 18/2020, il Commissario Straordinario definirà le specifiche disposizioni attuative della misura per l’implementazione della quale è autorizzata la spesa di Euro 50 milioni per l’anno 2020 (cfr. art. 5 del D.L. n. 18/2020);
  • è consentito produrre, importare e immettere in commercio mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale in deroga alle vigenti disposizioni. A tal fine, i produttori e gli importatori delle mascherine chirurgiche e coloro che li immettono in commercio, inviano all’Istituto superiore di sanità ed all’INAIL una autocertificazione nella quale, sotto la propria esclusiva responsabilità, attestano le caratteristiche tecniche delle mascherine e dichiarano che le stesse rispettano tutti i requisiti di sicurezza di cui alla vigente normativa. Entro e non oltre 3 giorni dalla citata autocertificazione le aziende produttrici e gli importatori devono altresì trasmettere all’Istituto superiore di sanità ogni elemento utile alla validazione delle mascherine chirurgiche oggetto della stessa. L’Istituto superiore di sanità e l’INAIL, nel termine di 3 giorni dalla ricezione di quanto indicato, si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine chirurgiche alle norme vigenti2 (cfr. art. 15 del D.L. n. 18/2020);

Quindi nello stesso si palesa apertamernte la necessità di incentivare la produzione di mascherine chirurgiche e presidi di protezione individuale incentivando le imprese italiane a convertire la propria attività per far fronte ad una esigenza sociale del paese Italia.

Visto lo spirito richiesto, diverse aziende si sono immediatamente mobilitate per rispondere alle esigenze della nazione convertendo immediatamente la propria attività e rispondendo pertanto al bando del 24.03.2020 di Invitalia – Decreto Cura Italia che prevedeva :

Nuovi incentivi previsti dal Decreto #CuraItalia per la produzione e fornitura di dispositivi medici e di protezione individuale per il contenimento e il contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19.

Sono disponibili in tutto 50 milioni di euro per sostenere le aziende italiane che vogliono ampliare o riconvertire la propria attività per produrre ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza.

Si tratta di risorse che, rientrando nel regime degli aiuti di Stato, sono state autorizzate in meno di 48 ore dalla Commissione europea, dopo che la scorsa settimana il Ministero dello Sviluppo economico aveva immediatamente notificato alla Ue la misura introdotta nel DL Cura Italia, in modo da consentirne un veloce utilizzo.

Gestisce gli incentivi Invitalia, l’Agenzia per lo sviluppo, soggetto attuatore per conto del Commissario Straordinario per l’Emergenza Domenico Arcuri, che aprirà lo sportello per la presentazione delle domande il 26 marzo e assicura un iter di valutazione snello (max 5 giorni).

Possono accedere agli incentivi le imprese di tutte le dimensioni, costituite in forma societaria, localizzate sull’intero territorio nazionale, che dovranno realizzare un programma di investimenti, di valore compreso tra 200mila e 2 milioni di euro, che sarà agevolato fino al 75% con un prestito senza interessi (tasso zero).

Previsto un sistema di premialità legato alla velocità di intervento, che trasforma il mutuo in fondo perduto al 100% se si conclude l’investimento in 15 giorni; al 50% se si conclude in 30 giorni; al 25% se si conclude in 60 giorni. …”

Ovviamente oltre alla immediata conversione, l’acquisto di macchinari le società hanno dovuto affrontare alcune altre spese di varia natura tra le quali la marcatura di prodotto CE e la successiva richiesta al ministero della Sanità che spesso latita nella risposta, lasciando gli stessi imprenditori in un pericoloso limbo normativo.

Il governo, il giorno 27 Aprile attraverso le parole del premier Conte si è pronunciato nuovamente al riguardo, garantendo una calmierizzazione dei prezzi e portando quindi alla cifra di 0.50 il costo massimo della singola mascherina senza iva aggiunta.

Questo ha immediatamente generato un forte dissapore non solo tra le fabbriche che hanno riconvertito e che producono tuttora ma anche e soprattutto presso le farmacie , deputate alla vendita nei confronti dell’utente finale, lo stesso atteggiamento ha incentivato un mercato parallelo di mascherine prodotte in paesi terzi quali in particolare Cina e Tunisia, danneggiando evidentemente ancora una volta il prodotto e le aziende italiane .

Chiediamo pertanto di :

  • valutare attentamente i costi reali per la produzione delle mascherine e dei presidi di protezione e garantire che il prodotto italiano sia messo nelle condizioni di operare sul mercato e pertanto di produrre e commercializzare con un prezzo giustamente calmierato ma che consenta a tutti i produttori e rivenditori di avere in esso un minimo ricavo possibile almeno per la copertura dei costi .
  • chiediamo ulteriormente un dazio sui materiali di importazione derivanti da paese non Ue

FISCO: 8,5 MLN DI CARTELLE IN ARRIVO!

Dal 1 Giugno l’Agenzia delle Entrate darà il via ad una campagna di accertamento e notifica di 8 milioni e mezzo di atti, cartelle e comunicazioni. Imprese d’Italia chiede al governo di bloccare immediatamente questo provvedimento che, a nostro avviso, mira nuovamente a porre le aziende italiane in una posizione di difficolta , proprio all’indomani della tragedia economica derivante dal Covid19. A questo va aggiunto l’assurdo allungamento dei termini di accertamento fiscale, che nel silenzio totale dei giorni di difficoltà del paese, passa da 5 a 7 anni. Un ennesimo fardello contro le nostre aziende e contro la nostra economia che non possiamo permettere .

ASSEMBLEA NAZIONALE

L’assemblea nazionale prevista per il 20 Marzo è stata posticipata a data da destinarsi causa emergenza sanitaria nazionale relativa al  Covid 19.

Presto verrà segnalata la nuova data per le assemblee regionali e nazionali